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Il Seicento

Il Seicento è definito agli storici:
– secolo di ferro: perché secolo delle grandi guerre, dei contrasti sociali, delle rivolte (contadine), delle carestie, delle pestilenze. Il Seicento rappresenta, sul piano letterario, una degenerazione rispetto al Cinquecento, cioè il trionfo dell’effetto più che del gusto, della forma più che del contenuto. Esso riflette la più generale decadenza sociale, politica ed economica della società italiana, soggetta da un lato all’egemonia spagnola, e dall’altro soggetta all’affermazione della Controriforma cattolica: cosa questa che determinerà il rigido controllo della chiesa su tutta la vita intellettuale e letteraria italiana. La crisi del Seicento sarà molto visibile nella seconda metà del secolo, dopo la morte di Bruno, Campanella, Galilei, Tassoni, Marino…

Il Seicento è un secolo caratterizzato da profonde contraddizioni:

  • alla corte signorile isolata si sostituisce un’area culturale più estesa,
  • caratterizzata da una precisa attività intellettuale (si pensi ad es. alla nascita
  • delle Accademie: Roma, Napoli, Venezia; quella della Crusca di Firenze cura nel 1612 l’ediz. del Vocabolario), o da un preciso genere letterario (p.es. romanzo a Genova-Venezia, ricerca scientifica in Toscana-Veneto, discipline giuridico-civili a Napoli, letteratura dialettale nel Sud). Tuttavia, la letteratura e la poesia non conosceranno alcun vero nome di spicco;
  • in questo secolo, con Galilei, si pongono le basi della scienza moderna sperimentale, ma nel contempo si diffonde enormemente la superstizione e il culto semplicemente esteriore-formale della religione, nonché l’uso massiccio del tribunale dell’Inquisizione;
  • si pone agli intellettuali il problema di un pubblico nuovo, assai più vasto e meno raffinato di quello delle corti rinascimentali (ora in profonda decadenza), ma la letteratura che gli intellettuali offrono è spesso di evasione, per un pubblico spesso assai arretrato culturalmente;
  • gli intellettuali tendono a considerarsi superiori agli antichi scrittori greci e latini, per cui rifiutano il culto dell’autorità dei modelli classici (come invece nel ‘400-‘500), e tuttavia questa rivendicazione di libertà-autonomia spesso si traduce in una mera preoccupazione a stupire e meravigliare il pubblico (concezione edonistica dell’arte, Marinismo);
  • nella trattatistica politica si discute molto sulla “ragion di Stato”, sui rapporti tra politica e morale, tra Stato e Chiesa, tra individuo e potere (come forse nel ‘500 non si era mai fatto), eppure le conclusioni che se ne traggono sono quanto mai negative: si proclama la necessaria subordinazione dello Stato alla Chiesa, del singolo allo Stato; la politica diventa calcolo della convenienza; forte è la tendenza alla finzione-simulazione (sopravvivere dietro una “maschera”). In Campanella l’indirizzo politico diventa utopistico (vedi La città del sole, con cui si anticipano alcune tesi socialiste).

L’ininterrotta catena di guerre, che insanguinarono l’Europa per tutta la prima metà del secolo, fu la causa principale della terribile crisi economica che afflisse l’intero secolo. La scarsità di risorse alimentari e il pericolo costante di carestie, connesse con numerose pestilenze, furono all’origine di rivolte popolari e ciò portò al mutamento dei rapporti tra i vari ceti sociali e tra questi e il sovrano.
Gli esempi di soluzione positiva dei tragici problemi posti dalla crisi economica e dal perenne stato di guerra, vanno ricercate nei paesi destinati ad uscire vincitori: l’Olanda, l’Inghilterra e la Francia.. La guerra d’indipendenza condotta dagli Olandesi contro l’Impero spagnolo ebbe successo perché la popolazione si schierò tutta compatta. L’alleanza tra nobiltà terriera e grandi mercanti dette vita a un governo repubblicano. 
In Inghilterra la repubblica e la dittatura di Cromwell orientano tutte le risorse del paese all’espansione marittima, da farlo diventare così una grande potenza. L’Inghilterra soddisfatte le esigenze dei ceti emergenti e conquistata la sicurezza all’estero, restaurerà la monarchia, ma limiterà il potere del sovrano che sarà affiancato da un parlamento.

L’arte non è più imitazione ma finzione, la quale si sostituisce alla realtà. La realtà risulta troppo complessa per essere fedelmente riprodotta. Le contraddizioni sociali dell’epoca vengono considerate irrisolvibili: di qui il tentativo degli intellettuali di puntare su una novità formale fine a se stessa. Fanno eccezione, in questo senso, poche persone: Galilei sul piano scientifico, Sarpi nell’ambito giuridico-politico, Bruno e Campanella in quello filosofico.

Marinismo. Questa ricerca forzata della novità nelle forme esteriori ed estetiche viene chiamata Marinismo (dal nome del poeta Giambattista Marino, napoletano), per il quale fine della poesia è la meraviglia delle cose eccellenti. Le sue poesie (come tutte le liriche del ‘600) non inventano nulla di nuovo, ma si limitano a utilizzare in maniera stravagante (combinando motivi e immagini fino all’assurdo) i moduli stilistici e le situazioni della tradizione poetica che va dal Petrarca al Tasso. Poema principale del Marino: ADONE (mitologico in 5.000 ottave. Il pastore Adone, eletto re di Cipro, ottiene l’amore di Venere, ma la gelosia di Marte lo fa uccidere da un cinghiale in una battuta di caccia).Gli antimarinisti. Si rifanno a due poeti classici greci: Pindaro e Anacreonte. Accettano la poetica della meraviglia, ma provocandola con i toni eroici e sublimi e con meno musicalità. La differenza è solo di forma.

Dunque in che cosa consiste la poetica della meraviglia?

  • nel timore d’incorrere nelle condanne dell’Inquisizione con una poesia impegnata;
  • nel ritenere che la poesia non abbia altro fine che il diletto; 
  • nell’evitare qualunque riproduzione diretta della natura (considerata la maggior nemica dell’arte); 
  • nell’usare lo strumento della metafora fino all’accesso (p.es. posta una metafora di fondo: la rosa regine dei fiori, attribuire alla rosa tutte le qualità proprie di una regine). La poesia diventa un gioco intellettualistico, bizzarro, ricercato, astruso, spesso volutamente oscuro.