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L’Età di Giolitti

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L’italia di inizio Novecento era in pieno decollo industriale,il paese era sulla strada della modernità.

Dopo la crisi di fine secolo incominciò a maturare la convinzione che occorresse favorire un’alleanza sociale tra le forze produttive moderne del paese.

Leader di questa corrente di liberalismo progressista era lo statista piemontese Giovanni Giolitti.Ministro dell’interno del 1901 al 1903 e poi più volte presidente del consiglio,Giolitti dominò la vita politica italiana sino alle soglie della prima guerra mondiale.

Tre erano i cardini del programma giolittiano:

  • modificare l’atteggiamento nei confronti dei conflitti sociali,il governo non doveva più schierarsi dala parte dei proprietari, come era quasi sempre accaduto,ma assumere una posizione di neutralità, pur garantendo l’ordine pubblico;
  • Operare per rafforzare il parlamento,mirando a integrare nelle istituzioni il Partito socialista;
  • sviluppare una politica di riforme, a cominciare dall’ampliamento del diritto di voto.Da ministro degli interni Giolitti mantenne una posizione di neutralità di fronte ai confini sociali,evitando di far intervenire la forza pubblica.

Altri obiettivo della politica di Giolitti furono le riforme sociali ed economiche: tutela del lavoro, miglioramenti dell’assistenza infortunistica e pensionistica, obbligatorietà del riposo settimanale statalizzazione delle ferrovie, fu emanata una nuova legge scolastica che impose l’istruzione elementare e la nazionalizzazione delle assicurazioni.

Non fu realizzata la riforma tributaria che Giolitti aveva annunciato e che avrebbe dovuto riequilibrare il carico fiscale. Le crescenti difficoltà nel rapporto con i socialisti spinsero Giolitti a guardare un’altra grande componente popolare italiana,i cattolici. Dopo la rottura nel 1870 e il non expedit, l’estraneità dei cattolici alla vita pubblica si era progressivamente attenuata. la borghesia cattolica era sempre più inserita nello sviluppo economico del paese, nel settore bancario e amministrativo; l’enciclica di Leone XIII aveva stimolato la crescita del movimento sociale cattolico.Giolitti vide in questa evoluzione la possibilità di fare dei cattolici un elemento di stabilizzazione delle istituzioni liberali e di rafforzamento della sua maggioranza di governo.

Nel 1913 si tennero le prime elezioni a suffragio universale maschile. Giolitti si presentò con in tasca un accordo politico con i cattolici, il patto “Gentiloni”, che impegnava i cattolici a sostenere i candidati liberali.