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NATURALISMO E VERISMO

Verso la metà dell’Ottocento si era avviata in tutta Europa una stagione di realismo letterario, che aveva dato le migliori espressioni con i romanzi di Dickens e Balzac. Al culmine di tale stagione apparve il romanzo Madame Bovary.
Il finissimo scavo psicologico che Flaubert conduceva nell’animo del protagonista si avvaleva di un‘analisi introspettiva <oggettiva> perché distaccata, non condizionata dai giudizi del narratore.
Flaubert intendeva far conoscere la realtà senza le distorsioni tipiche dell’arte <>. Lo scrittore francese fu un vero maestro di realismo letterario: osservava e ritraeva le cose così come sono.

A quel tempo erano in atto grandi cambiamenti: l’industrializzazione, l’urbanizzazione ( lo spostamento di masse di lavoratori dalle campagne alle città industriali), con i loro effetti di emarginazione.
Davanti a tutto ciò, alcuni autori reagirono rifiutando la tradizionale figura del letterato, distaccato dalla vita comune e dalla società, e assunsero il nuovo metodo <<scientifico>> come occasione per analizzare dal vero le trasformazioni sociali in corso.
Zola, caposcuola dei naturalisti, asi proponeva di descrivere le sofferenze sociali per fornire ai governanti strumenti utili a migliorare le condizioni di vita dei ceti più poveri.



IL NATURALISMO

Naturalisti e veristi cercarono perciò di assimilare alla letteratura i metodi delle scienze esatte, quelle che si fondano sul <<metodo sperimentale>> (basato sull’osservazione dei fenomeni, sulla loro descrizione in termini quantitativi e sulla formulazione delle leggi generali a cui essi obbediscono).
Il proposito di osservare la realtà così com’è, e di riprodurla al <<vero>>, senza commenti né giudizi, assestava un duro colpo all’idea romantica , per la quale l’arte è solo frutto di immaginazione e fantasia. Nell’ottica naturalista , il comportamento degli individui è sempre condizionato da fattori esterni. Tale idea deriva dalla teoria dell’evoluzione di Darwin e fu elaborata dal filosofo Hippolyte-Adolphe Taine. secondo lui l’artista, analizzando le origini di un individuo, l’ambiente in cui vive, il contesto storico-sociale che influisce su di lui, può dare un ritratto completo ed esaustivo dei suoi personaggi. Il romanziere si pone come un conoscitore privilegiato dei meccanismi della realtà, come un osservatore attento delle vicende e dell’evoluzione sociale. Diviene insomma una sorta di medico, Il narratore deve però mantenersi distaccato rispetto a ciò che narra.
Queste idee ispirarono il Romanzo sperimentale, che afferma il principio dell'<<impersonalità>>, cioè dell’assoluta impassibilità e obiettività del narratore.

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(Emile Zola)

IL VERISMO ITALIANO

Tradotte in Italia dopo il 1876, le opere di Zola suscitarono polemiche per la descrizione degli ambienti più desolati e squallidi, ma anche interesse per le novità delle riflessioni che erano in grado di alimentare: diversi autori italiani si dedicarono a raffigurare al <<vero>> la vita quotidiana, sopratutto nelle aree periferiche.
Questa versione italiana prese il nome di Verismo: i suoi autori più importanti erano siciliani.
Il principale teorico del Verismo fu Luigi Capuana.
I grandi capolavori di questa corrente si devono invece a Giovanni Verga.

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(Giovanni Verga)

SOMIGLIANZE E DIFFERENZE TRA NATURALISMO E VERISMO

I veristi italiani ripresero alcune esigenze di base del Naturalismo francese:
– l’attenzione sistematica all’ambiente sociale
-l’osservazione rigorosa delle <<passioni>> umane
– il desiderio di dare alla letteratura appropriati strumenti di indagine.
I veristi interpretarono in modo più elastico il rigore scientifico del Naturalismo. Approfondirono i caratteri individuali dei protagonisti, la loro personalità, concedendo minore importanza alle leggi filosofiche e ai condizionamenti dell’ambiente.
Inoltre mentre i naturalisti francesi prediligevano lo scenario di Parigi e dei suoi sobborghi industriali, il Verismo italiano privilegiò invece la vita della popolazione contadine. Raffigurando le zone depresse della nuova Italia postunitaria, essi diedero un contributo sulla cosiddetta questione meridionale.
Le campagne del Sud erano un mondo arretrato, che sembrava chiuso a un cambiamento. Perciò i veristi siciliani erano scettici sulle capacità del <<progresso>> di recare benefici a tutti, al contrario di Zola e dei naturalisti francesi, che ritenevano di poter davvero contribuire al miglioramento della società.